La metafora della carrozza di Gurdjeff

La metafora della carrozza di Gurdjeff






MetaforaDellaCarrozza

La metafora della carrozza di Gurdjeff

Oggi Marisa, una cara amica, mi ha mandato un messaggio contenente questa “chicca” di Gurdjeff: è troppo bella ed utile per non annotarlo e fissarlo su queste pagine, sicuro che possa essere utile oggi e in futuro a chi vuole meditare sulla propria unicità!

La metafora

Gurdjieff paragona l’essere umano a una carrozza:
dove la carrozza è il corpo fisico, i cavalli le emozioni, il cocchiere la mente, e il passeggero la coscienza.
Che cosa succede quando il passeggero dorme e quindi il cocchiere decide la strada, la direzione? Che cosa succede quando il cocchiere e’ confuso e non sapendo dove andare, si lascia trasportare dai cavalli che corrono senza una meta?
Durante la nostra giornata il passeggero e’ quasi sempre dormiente, lasciando spazio al cocchiere che molte volte segue sempre la solita abitudinaria strada e all’andatura dei cavalli secondo i programmi e le credenze dell’inconscio.
L’inconscio lavora in automatico e conosce perfettamente cosa fare, dopo aver ricevute le appropriate informazioni.
Tutti coloro che hanno preso la patente ricorderanno la difficoltà delle prime lezioni di guida e come, dopo poco tempo, guidare sia diventato scontato e automatico, tanto da potersi permettere di fare tante altre cose mentre si guida, anche troppe.
Poiché l’inconscio non può scegliere cosa imparare e cosa scartare, spesso memorizza programmi e credenze limitanti ricevuti durante l’infanzia e dall’ambiente circostante che possono in futuro rivelarsi disfunzionali per il benessere personale.
A quel punto la mente, come un bravo cocchiere, prende il sopravvento e continua a percorrere le stesse strade, le stesse esperienze, situazioni e gli stessi incontri, anche se non più desiderati o necessari.
Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi!?! e per sapere dove andare ha bisogno di ascoltare la voce del passeggero, cosi’ da prendere in mano le redini e guidare i cavalli.
Il passeggero è la nostra parte saggia, la famosa vocina interiore che possiamo chiamare coscienza, Se’ superiore o altro.
Il nome non importa, e’ fondamentale entrare in contatto con questa parte, la sola che possiede tutte le risorse e le risposte per la riuscita della nostra vita, per assecondare i nostri reali bisogni, per esprimere la nostra unica essenza, la sola che può dare le istruzioni precise alla nostra mente cosciente per essere comprese e accettate dall’inconscio.

L’efficace metafora della carrozza di Gurdjeff spiega chiaramente bene come funziona l’essere umano e l’importanza di essere svegli e presenti nel qui e ora, osservando quelli che sono i nostri pensieri, schemi mentali, emozioni egoiche e comportamenti automatici ben radicati nell’inconscio.
Quando il passeggero e’ sveglio, si può finalmente rendere conto se la strada scelta dal cocchiere e l’andatura dei cavalli sono il frutto di una scelta consapevole, o del solito programma o bisogno nevrotico della mente egoica, e scegliere se proseguire o cambiare direzione,
e solo allora con questa capacita’ d’osservazione, consapevolezza e presenza si puo’ trovare la forza, il desiderio, la spinta per iniziare a cambiare strada, percorso, paesaggio.
Un percorso di consapevolezza consente di riappropriarsi della propria direzione, del proprio cammino, della propria assertività vivendo in armonia con le emozioni, i sentimenti, le sensazioni ed i pensieri che ne’ scaturiscono…