Le nostre energie: l’invidia

Le nostre energie: l’invidia

InvidiaBiancaneveLe nostre energie: l’invidia

Oggi una cara amica mi chiede qualcosa sull’invidia. Mi racconta una storia… ed ecco qualcosa che ci permetta di entrare un pò più a fondo di questa energia che si contrappone all’ammirazione. Esatto! Invidia e ammirazione sono due facce della stessa medaglia. La stessa energia…solo con direzioni opposte. Come ogni sentimento, se nel suo culmine ci fermiamo ad osservarlo, a capirlo, a comprenderne il significato che lo fa scaturire allora incominceremo a fare un piccolo meraviglioso viaggio dentro noi stessi. Capirci ci permette di rendere consapevole quello che siamo; e questo ci permette di crescere e lavorare su noi. Piano piano la conoscenza e la consapevolezza ci possono permettere di far cambiare la direzione della nostra energia. Trasformazione!

Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo. Ognuno di noi è bambino quando mette da parte le proprie paure!

 

Ma adesso addentriamoci sull’invidia.

BruttaBestiaInvidiaEssa si caratterizza come desiderio ambivalente: di possedere ciò che gli altri possiedono, oppure che gli altri perdano quello che possiedono. L’enfasi è, quindi, sul confronto della propria situazione con quella delle persone invidiate, e non sul valore intrinseco dell’oggetto posseduto da tali persone.

Si può considerare l’invidia come il peccato “opposto” alla superbia: mentre la superbia consiste in un’eccessiva considerazione di sé, l’invidia è caratterizzata da una bassa autostima e da una concezione esagerata degli ostacoli e delle difficoltà. Spesso, infatti, il soggetto invidioso possiede delle buone qualità che possono anche essere riconosciute, ma non le considera sufficienti e si ritiene un incapace.

L’invidia può avere radici molto profonde nella personalità di un soggetto. Può essere stata causata da una mancanza di affetto in passato, da un’eccessiva competitività o da dei desideri che sono stati frustrati. Essendo le cause così rilevanti, spesso è difficile per un soggetto riuscire a risolvere il proprio problema.

Alla base dell’invidia c’è, generalmente, la disistima e l’incapacità di vedere le cose e gli altri prescindendo da sé stessi: in questo senso, si può affermare che l’invidioso è generalmente frustrato, ossessivo, manipolatore, con pochi scrupoli e talvolta ipocrita.

L’invidioso assume spesso atteggiamenti e comportamenti ben precisi e, quindi, riconoscibili. Tra i più tipici comportamenti dell’invidioso c’è il disprezzo dell’oggetto invidiato (“questa cosa, che io non ho, non vorrei comunque averla perché non mi piace”); una celebre e proverbiale rappresentazione di questo atteggiamento è la favola di Esopo La volpe e l’uva.

L’invidioso può rivolgere la propria invidia non solo verso oggetti materiali, ma anche verso presunte doti possedute dall’invidiato: per esempio, una particolare avvenenza, intelligenza o capacità, uno spiccato fascino; in tali casi, l’invidioso reagisce tentando di disprezzare o di sminuire l’invidiato, perché ai suoi occhi questo è colpevole di evidenziare ciò che l’invidioso non ha. In un certo senso, è come se si sentisse sminuito dall’esistenza dell’invidiato e, in qualche modo, danneggiato da questo.

L’invidia può provocare uno stato di profonda prostrazione: in taluni casi, l’invidioso può assumere comportamenti molto aggressivi e il tentativo di sminuire l’invidiato può raggiungere toni esasperati, arrivando anche al pubblico disprezzo e alla pubblica derisione, come a dire: “io sto male per colpa tua, perché tu metti in luce la mia inferiorità; allora devo assolutamente evidenziare le tue mancanze, i tuoi difetti, facendoti sentire ridicolo: farò in modo che anche tu soffra”. Se, tuttavia, il progetto dell’invidioso fallisce, egli si sentirà sempre più debole e ridicolo.

AmoreNonInvidiaPuò essere interessante tentare di caratterizzare l’invidia rispetto al sesso: l’invidia è più maschile o femminile? Non ci sono elementi evidenti per poter affermare che gli uomini siano più invidiosi delle donne o viceversa. Certamente l’invidia è, nella maggior parte dei casi, rivolta verso lo stesso sesso: gli uomini invidiosi lo sono, in genere, di uomini e le donne di donne. E quali sono gli oggetti più comuni dell’invidia? Tra uomini l’invidia verte su aspetti economici, politici, patrimoniali, professionali, culturali, intellettivi, sessuali e, in generale, su tutto ciò che rende un uomo “più potente di un altro”. Dal lato femminile, l’invidia, che per i secoli addietro verteva quasi esclusivamente sull’avvenenza e sulla capacità di seduzione, da qualche decennio a questa parte, con il cambiamento del ruolo che la donna riveste nella società, ha cominciato ad “accostarsi”, per molti aspetti, a quella degli uomini.

L’invidia viene talvolta confusa con l’avidità, ovvero il desiderio di possedere beni materiali (a prescindere che questi appartengano o meno ad altri). Soprattutto in campo sentimentale, l’invidia spesso viene anche descritta come gelosia, sebbene quest’ultima sia generalmente intesa come ostilità nei confronti di chi potrebbe sottrarre al geloso qualcosa che questi già possiede.

Nella cultura popolare anglosassone e anche (forse indirettamente) italiana, l’invidia è associata al colore verde (“essere verdi di invidia”). Secondo alcuni è riferito al colore della bile, alla quale spesso è associata. Secondo altri deriva dal fatto che, essendo l’invidia contrapposta alla virtù della speranza in quanto desiderio del male altrui, abbia il suo stesso colore.

 

Invidia e personalità

L’invidia è un sentimento trasversale fra alcune personalità che la vivono ognuna a modo proprio. Può essere quindi un interessante rilevatore di esse.
Svogliati – È presente quanto più il soggetto pretende che il mondo si adatti a lui. In molti casi è indiretta perché lo svogliato non ha la forza sufficiente per competere, desiderando solo che “l’altro perda l’oggetto dell’invidia”.
Irrazionali – L’invidia scatta se non si sono comprese le ragioni per cui si arriva a un certo risultato. L’invidia dell’irrazionale è cieca proprio perché “non capisce”.
Deboli – Nel debole l’invidia è anche frustrante perché è successiva a quello che lui ritiene un fallimento.
Sopravviventi – L’invidia porta spesso a negare l’oggetto, con il classico meccanismo della volpe e l’uva: per tornare nel proprio mondo di mediocrità si rinuncia alla sfida e un’apparentemente blanda invidia è ciò che resta in superficie.
Statici – L’invidia propria dello statico è caratterizzata dalla negazione del nuovo come superiore.
Violenti – L’invidia del violento puro può essere vista come una forma di “odio senza giusta causa”. Purtroppo nel violento l’invidia spesso si concretizza in azioni scorrette o persino illegali, tese a ristabilire la propria supremazia.
Romantici – L’invidia è sfumata, un’ammirazione che si è inacidita e susseguente a un pensiero del tipo: “deve pur esserci un modo per realizzare i miei sogni! Perché io non ci riesco?”.
Insofferenti – L’invidia può essere successiva alla mancata aspettativa di un risultato e può manifestarsi con la stessa intensità dei violenti. Manca però l’azione di rivalsa con cui si cerca di ristabilire il proprio predominio.
Insoddisfatti – L’invidia nasce dal comune meccanismo per cui gli estremi si toccano: viene inconsciamente invidiato chi si disprezza perché lontano da quella situazione ottimale che si vorrebbe raggiungere (per esempio, un perfezionista, maniaco dell’ordine, invidia chi riesce a vivere nel caos).
Apparenti – Poiché la vita dell’apparente è una continua gara con gli altri, l’invidia può scattare quando viene superato, sia nell’essere sia nell’apparire. A dire il vero, nell’apparente l’invidia non è così comune come si può pensare perché spesso a lui interessa apparire “a un certo livello”, a prescindere da dove arrivano (o sembrano arrivare) gli altri.
Contemplativi – L’invidia può nascere in tutte quelle manifestazioni culturali in cui c’è una classifica, a iniziare dalla scuola.
Vecchi – Un cattiva gestione (comprensione) del tempo che avanza può portare il soggetto all’invidia verso chi è più giovane e a un’avversione verso ogni forma di attività a lui preclusa dagli anni troppo pesanti.

 

I bambini imparano ciò che vivono

di Dorothy Law Nolte

I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive con le critiche, impara a condannare.
Se un bambino vive con l’ostilità, impara ad aggredire.
Se un bambino vive con il timore, impara ad essere apprensivo.
Se un bambino vive con la pietà, impara a commiserarsi.
Se un bambino vive con lo scherno, impara ad essere timido.
Se un bambino vive con la gelosia, impara cos’è l’invidia.
Se un bambino vive con la vergogna, impara a sentirsi in colpa.
Se un bambino vive con l’incoraggiamento, impara ad essere sicuro di sé.
Se un bambino vive con la tolleranza, impara ad essere paziente.
Se un bambino vive con la lode, impara ad apprezzare.
Se un bambino vive con l’accettazione, impara ad amare.
Se un bambino vive con l’approvazione, impara a piacersi.
Se un bambino vive con il riconoscimento, impara che è bene avere un obiettivo.
Se un bambino vive con la condivisione, impara la generosità.
Se un bambino vive con l’onestà e la lealtà, impara cosa sono la verità e la giustizia.
Se un bambino vive con la sicurezza, impara ad avere fiducia in se stesso e in coloro che lo circondano.
Se un bambino vive con la benevolenza, impara che il mondo è un bel posto in cui vivere.

 

Preghiera per combattere l’invidia

Signore, troppo spesso
sono preoccupato a giudicare gli altri,
dimenticando di ringraziarti
per i doni che mi hai fatto.
Perdonami di voler somigliare agli altri,
dimenticando di essere me stesso,
di invidiare le loro qualità,
dimenticando di sviluppare le mie.
Perdonami di essere troppo preoccupato
dall’impressione che faccio,
dall’effetto che produco,
di quello che si pensa e si dice di me.
Donami la capacità
di riconoscere e apprezzare le mie qualità
e di accettare, allo stesso tempo, i miei limiti.
Donami il coraggio di offrirmi agli altri e a Te
per quello che sono
e non per quello che gli altri
vogliono che io sia.
Donami, infine, la capacità di accettare gli altri
senza soffrire per le loro qualità,
ma al contrario,
donando a loro tutto me stesso,
arricchendoli col mio amore.

 

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