Dalla paura verso l’amore – parte 1

Dalla paura verso l’amore – parte 1

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Ieri ho letto un’altra bellissima testimonianza che vorrei fissare per me e, contemporaneamente, donare a voi. Come tante persone in cammino spesso cerchiamo miracoli per credere mentre a volte basta solo provare a fare spazio interiore per accogliere i doni.

E’ da leggere con calma, da gustare, da far risuonare nel cuore … e credere che non siamo mai davvero soli! Solo che spesso la fatica, le aspettative, la paura … ostacolano il nostro cammino verso la gioia, la luce, l’amore. Ecco che a volte un sorriso, una parola, una lettura, una musica, un fiore ci aiutano a fare esperienza di grazia.

Adesso però vi lascio con gioia alla prima parte di questa illuminante testimonianza.

Testimonianza

Crescere in una famiglia cristiana conservatrice per me ha significato vedere di norma aborrite, detestate, tutte le credenze diverse da quelle professate dai miei genitori. Bastava un semplice pensiero lievemente discordante dai loro per creare in me una paura tangibile. In quanto unica figlia femmina e per di più la minore, sapevo e sperimentavo cose che erano al di fuori della mentalità cristiana dei miei. Quando avevo tre anni, mi piaceva comunicare con gli angeli, gli animalo e gli spiriti guida. Ad allargare la frattura tra il mondo spirituale e l’ereditò cristiana di mamma e papà era l’impressione forte che avevo delle vite precedenti. Ben presto, guardando i visi della gente, li vedevo cambiare, a volte al punto che faticavo a riconoscere le persone. A quel tempo non capivo quello strano fenomeno e pensavo che potesse essere negativo o “empio”, perché nessun altro sembrava condividerlo. Forse in me c’era qualcosa che non andava. Temevo di non essere normale, ma desideravo ardentemente conoscere la verità. Ottenni una risposta molti anni dopo, a seguito di un grave incidente automobilistico.

Nell’inverno del 1987, un autoarticolato investì il mio furgone, intrappolando il mio corpo di ventitré anni dentro le lamiere. Ero circondata dalle fiamme. In preda al panico, provai ad aprire le portiere, per scoprire solo che erano ammaccate e perciò bloccate. Stavo soffocando ed ero sul punto di svenire, quando apparve il mio angelo custode. Aveva il volto incorniciato di capelli castani e ondulati, al pelle morbida e liscia come la veste rosso porpora, grigia e blu che indossava. Mi guidò miracolosamente fuori dall’auto attraverso un finestrino mezzo aperto e le fiamme. Sopravvissi a malapena. Con il settantadue per cento di ustioni sul corpo, insieme alle numerose complicazioni, fui ricoverata nell’unità Terapia intensiva, in condizioni gravissime, per due mesi. Ogni respiro poteva essere l’ultimo per me.

Di colpo, l’allarme del respiratore a cui ero attaccata si mise a suonare e un nugolo di infermiere e dottori corsero in mio aiuto. “Codice blu!” urlavano, presi dalla frenesia. Il mio corpo spirituale fluttuò fuori dal corpo fisico e attraversò un portale che conduceva ad un immenso cielo stellato. Li, una donna e due uomini che si presentarono come i Maestri ascesi mi accolsero. Vestiti di indumenti di lino ampi e dai toni neutri, emanavano saggezza e gentilezza. Dissero che sapevano tutto di me e che, in quanto inviati di Dio, erano lì per insegnarmi qualcosa sulla mia vita e per condurmi all’amore.

“Hai dimenticato la tua infanzia, quando eri spiritualmente connessa, e i tuoi ultimi anni sono stati segnati dalla paura” disse il Maestro Asceso più anziano. Annuii.

“Abbiamo degli insegnamenti per te, affinché tu ritorni all’unità. Ti mostreremo altre tue vite per aiutarti.”

“Per ‘altre vite’ intendete vite precedenti? Sono stata educata alla fede cristiana” farfugliai. “Il mio ministro professa che esiste una sola vita e poi il paradiso o l’inferno.”

“Non è vero.”

Mi portai le mani alla bocca, sorrisi, mentre iniziavo a capire davvero. “Era per quello che vedevo i volti della gente cambiare e, a volte, scorrere scene attorno a loro? Erano scende di vite passate?”

“Si” rispose la donna.

“Non me lo ero inventato?” Sospirai rumorosamente. “Allora non c’è niente che non va in me, non sono pazza!”

In quell’attimo, guardai giù, tranquilla, al mio corpo ustionato e senza vita, steso sul letto di ospedale. I dottori e le infermiere continuavano nei loro tentativi di rianimarmi. Erano passati pochi minuti, ma sembravano ore. Riportai la mia attenzione ai Maestri.

“E ora iniziamo la lezione” dissero. “Tra un attimo vedrai e sentirai come due vite apparentemente simili, una vissuta nella paura e l’altra nell’amore, influenzarono profondamente te e le persone con cui entrasti in contatto. Questa esperienza ti porterà fuori dalla paura e verso la scelta consapevole dell’amore. La tua vita verrà trasformata.”

Un maestro formò con le braccia un arco e venni “avvolta” da diversi schermi olografici. “Sei pronta per vedere le tue altre vite?” mi chiese. Sullo schermo apparve un uomo, che spostava strattonando sacchi di grano in un enorme scantinato. Mentre contava i sacchi la sua lunga veste strisciava sul pavimento in terra battuta. Fece una smorfia, mentre segnava il numero dei sacchi. “Non bastano” disse, scuotendo la testa. Camminando a fatica si spostò in una stanza più luminosa sul davanti e si lasciò cadere con un tonfo su una sedia, battendo il pugno sul tavolo lì accanto.

Un istante dopo, la porta si aprì e una donna con i capelli avvolti in una specie di foulard si gettò ai suoi piedi. Congiunse le mani, strette, e lo supplicò: “La mia famiglia sta morendo di fame! Per favore, ci aiuti. Voi siete la nostra ultima speranza”. Sollevò le mani giunte, mentre piangeva e con gli occhi cercava intensamente sul volto di lui una risposta compassionevole.

“non ho niente per te. Vattene!” L’uomo si alzò e con un movimento secco tirò indietro la sue veste. L’orlo rigido del tessuto spazzò il suolo e sollevò un mulinello di polvere che investì la donna.

“Lei non capisce! Moriremo senza il vostro grano” la donna lo pregò, aggrappandosi al fondo della sua veste.

“Fuori!” L’uomo la spinse lontano da lui, contro il muro.

La donna incespicò mentre usciva dalla porta e andava verso la sua famiglia, in attesa. Il suo bimbo corse da lei e le getto le braccine attorno ai fianchi, ma lei lo spinse a terra, urlandogli di smetterla. Lei singhiozzava disperata.

Gli schermi si sollevarono e io, voltandomi sdegnata, dissi: “Che uomo orribile! Come ha potuto trattarmi così?”.

I tre Maestri mi scrutarono con un sorriso gentile e replicarono: “Tu eri l’uomo”.

…continua…

di Asia Voight, tratto dal libro: “I miracoli accadono” di Brian Weiss